Mentre morivo

Io non so che cosa sono. Io non so se sono o no.

Quando terminato un libro non si riesce a parlarne per lasciar sedimentare le emozioni che ha suscitato; quando non si riesce a fare a meno di ripensare ad alcune frasi;  quando un libro riesce addirittura a mettere in crisi il lettore su una determinata tematica; quando un passaggio di quel libro viene riletto e riletto fino a restar scolpito nella mente, allora quello è un libro necessario. Quel libro è “Mentre morivo” di William Faulkner.

Io non ce l’ho una mamma. Perchè se ce l’avessi, è era. E se è era, non può essere è. No?

In una regione immaginaria nello stato del Mississipi, in un clima funebre e mesto si svolge il rito di sepoltura grottesco e drammatico della salma in disfacimento di Addie Bundren, moglie di Anse, madre di Cash, Darl, Jewel, Dewey Dell e Vardaman.

L’assurdo corteo funebre è composto unicamente dai membri della famiglia Bundren, un gruppo di persone sopraffatto dalla vita già prima di mettersi in marcia per interrare il corpo in decomposizione della moglie e madre. La processione funeraria riuscirà a liberarsi del corpo della defunta solo dopo nove giorni dalla morte, tra difficoltà  e le tragedie del viaggio, verso il luogo di sepoltura, che assomiglia sempre più ad un discesa negli inferi necessaria.

Non sto piangendo, adesso. Non sto nulla. Dewey Dell viene sul ciglio della scarpata e mi chiama. Vardaman. Non sto nulla. Sto zitto. Ehi,Vardaman. Riesco a piangere zitto,adesso, sentendo e ascoltando le lacrime.

Un viaggio, quello descritto dai personaggi di Faulkner, altamente simbolico e ricco di allegorie bibliche, che richiedono particolare attenzione da parte del lettore. L’inondazione, inconsueta, che distrugge il ponte sul quale deve viaggiare il carro dei Bundren, simboleggia il diluvio universale che distrugge qualsiasi cosa per punizione divina; l’incendio al fienile simboleggia un rogo purificatore.

Una purificazione che la famiglia otterrà una volta essere arrivata sul luogo di sepoltura attraverso delle immolazioni. Ogni figlio di Addie sacrificherà qualcosa di sè per far sì che la famiglia si ricomponga. La rottura della gamba di Cash, colui che costruisce la bara, una bara perfetta per dare l’ultimo saluto alla madre, l’abuso sessuale ai danni di Dewey Dell, che è donna in un romanzo in cui la femminilità è subordinata alla maternità e ai tabù sociali degli anni ’20, l’allontanamento forzato di Darl dal nucleo familiare, l’irrimediabile perdita dell’infanzia di Vardaman attratto dagli avvoltoi, a loro volta attratti dal fetore del cadavere in disfacimento della madre.

Dico sempre, non è tanto quello che ha mai fatto o detto o qualsiasi cosa quanto come ti guarda. E’ come se in un modo o in un altro tu ti stia guardando e guardando quello che fai con gli occhi di lui.

Nessuno dei figli dei Bundren è immune dal dolore, dal dramma, e dalla dissoluzione morale perpetuata da Anse, il padre. Un uomo pigro ed indolente che vede i suoi figli in pericolo di vita in più di un’occasione senza intervenire. Un uomo infingardo che utilizza la religione e il volere di Dio per giustificarsi agli occhi dei vicini. Un uomo che di volta in volta si trova a deplorare la propria sfortuna, scagionandosi agli occhi dei figli, invece di affrontare le conseguenze negative delle proprie azioni egoistiche. Un uomo avaro e accentratore che calpesta i membri della propria famiglia, i loro sogni, desideri, perfino i loro oggetti di valore per un proprio fine.

Un uomo senza onore, del quale Faulkner traccia, attraverso i pensieri e le riflessione degli altri personaggi, un ritratto vivido. Le bassezze e le brutture dell’animo di questo marito e padre vengono descritte e scandite. La natura umana viene rappresentata nella sua totalità e nella sua putredine.

Ma non sono poi tanto sicuro che uno abbia il diritto di dire che cos’è pazzo e che cosa non lo è. E’ come se dentro a ognuno ci fosse qualcuno che è al di là dell’esser normale o dell’esser pazzo, e le cose normali e le cose pazze che fa le guarda con lo stesso orrore e lo stesso stupore.

L’espediente narrativo utilizzato da Faulkner, che potrebbe mettere in difficoltà il lettore, ma che è necessario per un’opera così intensa, sembra essere quasi una polifonia di monologhi nella tecnica del flusso di coscienza. Ogni capitolo è rinominato con il nome del personaggio del quale vengono rappresentati liberamente i pensieri, cosi come compaiono nella mente. Ciascun uomo ha dentro di sé un essere a sé stante e questo modo Faulkner mette in primo piano l’individuo, con il suo modo di percepire la realtà, con i suoi conflitti interiori e, in generale, le sue emozioni e sentimenti, passioni e sensazioni.

Posso sempre dirgli che chiunque può fare uno sbaglio, ma non è che tutti riescano a uscirne senza danni, posso sempre dirgli. Non è che tutti possono mangiarseli, i loro sbagli, posso sempre dirgli.

Parlare di “Mentre morivo” è arduo, ma leggere di Faulkner è essenziale e fondamentale.

Informazioni utili
Titolo: Mentre morivo
Autore: William Faulkner
Editore: Adelphi Edizioni
Prezzo attuale: 10.00€
Pagine: 231

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L’uomo dei boschi

Come si affronta la morte? In che modo si può metabolizzare la perdita di un genitore? Forse si potrebbe affrontare un avvenimento così drammatico sviscerandone le cause e gli eventi che l’hanno preceduto? Ma quando non si conosce il motivo, la causa, la spiegazione della morte del proprio padre, come si può far fronte alla sua scomparsa? E’ quello che si domanda Pierric Bailly, nel momento in cui viene a conoscenza della morte del suo papà.

… non è detto che mio padre sia morto il giorno in cui è caduto, ma forse l’indomani, dopo molte ore di agonia. Questo il medico non può dirmelo con certezza. Forse si è svegliato qualche ora dopo la caduta e si è alzato per ricadere dopo qualche passo. Forse si è trascinato per alcuni metri. Forse si è spostato in uno stato di semi – incoscienza.

“L’ uomo dei boschi” è l’indagine privata condotta da un figlio che deve, improvvisamente, fare i conti con il fatto che non vedrà mai più suo padre. E’ un tentativo di ricostruire i fatti per dare senso alla scomparsa del genitore.

Partendo proprio dai dubbi e dagli interrogativi che aleggiano attorno a questo lutto impensato, che lo scrittore decide di portare avanti una sorta di diario, una specie di libera rappresentazione dei pensieri, un racconto estremamente autobiografico per narrare ciò che è successo, sbarazzandosi di tutto quello che è fiction, degli artifici tipici del romanzo, per arrivare sempre di più alla verità.

Potrei astrarmi da questo duplice temperamento, da questa natura mutevole, e concentrarmi sulla sua parte migliore. Così facendo non parlerei di lui. Non mi ricorderei davvero di lui.

Pierric Bailly ricostruisce, attraverso ricordi, sensazioni, emozioni, ripercorrendo quante più volte possibili l’ultimo giorno di vita del padre e i suoi ultimi spostamenti, il profilo di uomo qualunque, forse banale, con pulsioni contrastanti, pregi, difetti, ambizioni, delusioni,aspirazioni, sogni. Viene tratteggiata una figura tenera, alla quale il lettore si affeziona e della quale sente la mancanza poiché, senza scadere nel patetico, la prosa dell’autore è sentimentale, intima e potente.

Essere figlio unico di un uomo morto così improvvisamente, risulta essere il motivo per il quale l’autore cerca a tutti i costi di tracciare un ritratto il più veritiero possibile del genitore, tra luci ed ombre. E solo un libro sulla verità della vita e della morte di quest’uomo può far questo.

La morte genera una nuova storia, di cui il defunto è il fattore scatenante, e di cui non ha conoscenza.

Camus diceva che “i morti in vita tornano vivi in morte”. Pierric Bailly fa sua questa citazione dello scrittore e filosofo francese e in questo libro cerca di impegnarsi per far si, che il suo racconto del padre, sia il più vero possibile e che la sua trattazione della vicenda sia la più vera possibile. Solo in questo modo il ricordo del padre rimarrà vivo anche dopo lo spargimento delle sue ceneri.

Cerco di accettare ciò che non si spiega. Ma soprattutto di crederci. Cerco di accettare che sia veramente successo.

In questo modo l’autore cerca di trovare il suo proprio metodo personale per tentare di esorcizzare ed affrontare la morte del padre perché ad essere protagonista del romanzo, sono i suoi ricordi e le sue testimonianze più private e profonde.

Questa sorta di esperimento letterario è ciò che ha accompagnato lo scrittore nel suo intimo e personale meccanismo di elaborazione del lutto, ma “L’ uomo dei boschi” può essere considerato anche un punto di partenza per un’esperienza collettiva poichè questo è un libro, sulla morte, ma dedicato a chi resta.

“L’uomo dei boschi” è il tentativo da parte di un figlio di dare il giusto commiato al padre deceduto in maniera inattesa, un modo per rendere giustizia ad un uomo dopo la sua morte, un mezzo per trasmettere la sua memoria.

Informazioni utili
Titolo: L’uomo dei boschi
Autore: Pierric Bailly
Editore: Edizioni CLICHY
Prezzo attuale: 15.00€
Pagine: 118

Nimona

A tutte le ragazze – mostro.

Noelle Stevenson, ha dato vita ad una geniale combinazione tra fa fantasy ed azione. Una vicenda che si svolge in un regno dall’ambientazione medievale. Ci sono cavalieri, fiere, giostre, castelli e mura. In questo regno, però, coesistono anche la magia e la tecnologia scientifica, tanto che i protagonisti del Graphic parlano tra loro tramite Skype ed ordinano pizze online.

“Attaccheremo la città usando i miei draghi geneticamente modificati. Il re sarà alla parata. I draghi lo solleveranno e rapiranno. Chiederemo il riscatto dalla torre più alta. Poi voleremo via con il re, facendo esplodere la torre per enfatizzare il tutto.”

Il cattivo della vicenda è Lord Ballister Cuorenero, un ex cavaliere del regno votato al crimine. Ha il braccio robotico ed un amante sfegatato della scienza. Un vero nerd. La sua nemesi è il paladino della giustizia Sir Lombidoro. I due hanno un passato in comune piuttosto complicato e burrascoso. Infatti i primi capitolo del Graphic hanno un costrutto piuttosto simile e si incentrano sugli scontri tra Ballister Cuorenero e Sir Lombidoro.

Nel regno irrompe la giovane Nimona che si autoproclama assistente di Ballister che ritiene essere il cattivo più famoso e temerario in assoluto, ma l’adolescente, nel corso della storia, si rivelerà più temibile del suo maestro.

“Sir, c’è un MOSTRO con lui …” “Una ragazzina travestita da mostro. Non ditemi che avete PAURA!”

Una straordinaria capacità che possiede Nimona è quella di trasformarsi in qualsiasi animale o persona lei voglia. Grazie a questa sorprendente abilità la ragazzina mutaforma porta scompiglio nell’interno del regno, sconvolge i rapporti che si erano andati a creare tra Sir Lombidoro e Lord Cuorenero, in più porta allo scoperto dei segreti che appartengono all’ente per l’adempimento delle legge ovvero l’istituzione che si preoccupa di formare i cavalieri e poi dar loro ordini e indicazioni.

“Non sei più sola. Ti posso aiutare.” “Non ho bisogno del tuo aiuto! Sai quante persone hanno detto di volermi aiutare?”

La peculiarità del Graphic è che, in questo racconto, nulla è veramente come sembra. Anche la stessa Nimona, infatti, nasconde dei segreti infatti non è assolutamente la ragazza che sembra essere, ma nasconde un passato oscuro e doloroso. Un passato al quale vorrebbero porre rimedio anche altri “eroi” del Graphic Novel. Un passato dal quale vorrebbero riscattarsi.

La pluripremiata autrice, Noelle Stevenson è molto giovane, sembra normale che abbia caratterizzato in maniera frizzante e moderna i personaggi che compaiono nel Graphic, che risultano essere anche ironici. Veloci e taglienti sono invece le battute che si scambiano Nimona, sempre esuberante e pronta allo scontro e Lord Ballister molto più pacato della sua assistente. Il risultato è più che spassoso.

Nimona conquisterà molti adolescenti perchè lei stessa è un adolescente dallo strano taglio di capelli, bassina, un po’ cicciottella. Non viene presentata con un fisico esuberante o sensuale, anzi l’aspetto della protagonista femminile non è stato per nulla stereotipato.

“Hai fatto qualcosa ai capelli?” “Che c’è, non ti piacciono?” “Pensavo che il rosa fosse il tuo colore preferito.” “Lo è anche il viola.”

Per quanto riguarda i disegni, il tratto appare stilizzato ma riesce a rendere adeguatamente i sentimenti e le emozioni dei protagonisti. In ogni tavola ci si imbatte in qualcosa di magico, draghi che sputano fuoco, animali fantastici, scontri impetuosi, fughe e lotte incalzanti. Anche nell’essenzialità, il disegno cattura l’attenzione del lettore in maniera considerevole.

La vicenda viene raccontata con grande semplicità, ma che, in questo caso non significa banalità. Tematiche importanti vengono trattate anche attraverso dialoghi brevi senza perdere contatto con il nucleo emotivo dell’intero Graphic.

Un regalo da fare e da farsi.

Informazioni utili
Titolo: Nimona
Autore: Noelle Stevenson
Editore: Bao Publishing
Prezzo attuale: 24.00€
Pagine: 272

 

Pistouvi

L’infanzia dovrebbe durare per sempre.

In un’ambientazione che sembra essere molto familiare e naturale si dipana un mondo fiabesco, dell’incanto. Il paesaggio è ricco di campi e colline che sembrano essere sterminate, alberi artisticamente tortuosi ed imponenti. Un universo che, però, pare essere popolato da poche figure, i protagonisti del Graphic Novel.

Un’incantevole volpina antropomorfa che parla, Pistouvi. Una bambina biricchina e furbetta, Jeanne.  Vento, un’avvenente dea che sembra essere quasi la madrina di Pistouvi e Jeanne, che li conforta e protegge. Un burbero gigante – trattore. Infine, una miriade di uccelli dal “linguaggio” inintelligibile che, per qualche motivo non ben precisato all’inizio del Graphic Novel, sembra essere molto pericoloso per Pistouvi. Un mondo immenso abitato da solo cinque presenze, ma che funziona.

Nonostante ci sia sempre il pericolo di incontrare gli uccelli e di udire i loro versi, le giornate di Pistouvi e Jeanne si svolgono tra scampagnate sulle colline, nei campi e nei boschi, giochi nella casa sull’albero con la dolce musica dell’ocarina suonata dalla ragazzina. Amicizia, affetto e spensieratezza.

“Ma senti … ti sembra normale che non ci sia nemmeno una stella?” “Jeanne, cosa sono le stelle?” “Non lo so…”

Inaspettatamente, anche se l’universo del Graphic Novel è fantastico, ricco di elementi bizzarri e di personaggi brillanti, i disegni sono in bianco e nero. La mancanza di colore, tuttavia, non priva il lettore né della magia e dell’eccezionalità del mondo in cui vive Pistouvi, né delle emozioni che gli autori vorrebbero far trasparire dalle loro tavole. Anzi, gli spettacoli che offrono gli elementi naturali sono quasi tangibili, le azioni dinamiche e le espressioni facciali dei protagonisti, smaglianti.

Il lettore è pianamente assorbito dalla storia e del paesaggio, sembra quasi essere sotto un incantesimo, tra musiche deliziose, passeggiate in luoghi fatati, giochi sfrenati. L’incantesimo è quello dell’infanzia. L’infanzia, il periodo della vita più dolce straordinario, che si cerca si rivivere, la cui perdita non si supera mai del tutto.

Si potrebbe dire che Pistouvi è un Graphic Novel di “formazione” perché il cuore e l’anima del lavoro di Merwan Chabane e Bertrand Gatignol sono le difficoltà e i turbamenti che porta con sé il faticoso passaggio dall’infanzia alla vita adulta. La perdita dell’innocenza puerile e l’accettazione del conformismo tipico dell’età adulta.

Se n’è andato! Se n’è andato via! Non riuscirò mai a riconoscerlo in mezzo a loro!

Ciò che colpisce di Pistouvi è che l’essenza del Graphic Novel non è un qualcosa di immediato, anzi è nascosto da più livelli di scrittura. Ciò che gli autori vogliono trasmettere tramite i loro disegni, non è universale ma dipende molto dalla sensibilità di ogni lettore. La comprensione del messaggio finale, così, non viene resa semplice ma anzi, il lettore termina il Graphic Novel ponendosi molte domande.

Lungo la tortuosa strada della crescita, la vita riserva ad ogni individuo delle sorprese. Lo shock dato dal rendersi conto di essere diventati adulti e di dover fare i conti con le pressioni e le incombenze del nuovo status, è una delle esperienze più intense e profonde che si possano provare.

Abbandonare l’eccezionalità dell’infanzia per abbracciare la routine, il grigiore e il conformismo dell’età adulta non è per niente semplice, e infatti questo passaggio così peculiare non è reso in maniera nitida nel graphic, non è per niente semplificato, ma anzi rintracciarlo dipende dalla soggettività del lettore.

Commovente e poetico. Da leggere.

Informazioni utili
Titolo: Pistouvi
Autore: Chabane & Gatignol
Editore: Tunuè
Prezzo attuale: 16.90€
Pagine: 192

C’è posto tra gli indiani

Mi sarebbe tanto piaciuto fare lo sceriffo in un western. Anche solo una presenza sullo sfondo. E invece niente. Nell’unico western al quale ho partecipato m’hanno messo a fare l’indiano. Spiacenti, c’è posto solo tra gli indiani, m’hanno detto. Ma che c’ho la faccia da indiano, io? E vabbuò.

Ci sono tante motivi per cui si sceglie un nuovo libro. E’ un grande classico e non si può non averlo nel proprio bagaglio culturale. E’ uno di quei titoli che ha sempre citato la professoressa di lettere al liceo e che finalmente si è disposti a leggere. E’ una nuova uscita pubblicizzata fino allo sfinimento in televisione, alla radio e sui giornali. E’ il libro preferito della nuova fiamma di turno.

E poi ci sono delle volte nelle quali può accadere qualcosa che, forse, si avvicina molto alla magia. Ci si imbatte in un libro del quale non si era ancora sentito parlare, nel corridoio affollato della fiera nazionale della piccola e media editoria di Roma, sullo stand espositivo di una casa editrice indipendente della quale non avevi mai letto niente. Ed è stato questo che è successo con “C’è posto tra gli indiani” di Alessio Dimartino.

Marcello non è credente. Bobo nemmeno, è evidente. Solo che Bobo è un cocker spaniel di colore fulvo con la vescica piena, e a lui nessuno ha mai chiesto niente o preteso nulla a riguardo.

La vita non va mai come ci si aspetta. Per una strana beffa del destino, la To Do List di Marcello, che comprende, nell’ordine, assumere altro alcool, alternandolo all’eroina, masturbarsi sulla foto della sua ex fidanzata, ormai felice con un’altro, e suicidarsi, viene stravolta dall’arrivo di cane che ritarda il momento della fine.

Eroe sconfitto senza possibilità d’appello, veterinario non per vocazione ma per un’ipocrita ribellione verso una sfuggente e lontana figura paterna, il protagonista, si ritrova in un pellegrinaggio notturno per la città di Roma assieme al bizzarro, spossato ed inappetente cane Bobo.

“Si vede tanto che sono solo?” “Non sei solo solo. Hai il cane. E comunque si, si vede. Ma non è un problema tuo. Ogni essere umano solo si vede tanto che è solo. Basta aver vissuto appena un po’, per accorgersene”

Ad ogni tappa, che sia via Prenestina, piazza Lodi o i giardini di piazza Esedra, in maniera prorompente, riaffiorano in superficie ricordi ed immagini che suscitano emozioni più che mai contrastanti. In via Emanuele Filiberto, sulla scalinata laterale della Basilica di San Giovanni o in piazza Re di Roma, Marcello si imbatte in ciò che lo ha condotto fino a quel punto: le sue scelte di vita, sbagliate o giuste che siano state. Decisioni, anzi, mancate decisioni.

Il lettore è subito portato a notare l’analogia tra l’itinerario reale, fisico, corporeo tra le strade della città eterna e il viaggio introspettivo che Marcello compie nei meandri della sua memoria. Senza preavviso, dai ricordi, ricompaiono figure ormai lontane. Proprio come veri fantasmi del passato si ripresentano a Marcello, il miglior amico ai tempi della scuola, morto prematuramente e mai dimenticato o il padre, delirante sul letto di un ospedale con il quale ha sempre, in qualche modo, lottato.

Eppure era splendido. E forse quando uno dice “era splendido” in realtà intende “lo ricordo splendido”. Perchè lo splendore è raro appartenga al presente. Lo splendore è una caratteristica della memoria.

La passeggiata notturna è scandita anche da incontri reali, personaggi che sembrerebbero essere perfino banali, ma che si rivelano schietti, unici, disillusi e sconfitti, come il protagonista. Pakistani che vendono sigarette di contrabbando, ragazzi che si prostituiscono in strada, lavapiatti tunisini, signore anziane in cerca di soccorso per pappagallini in fin di vita. Personaggi tratteggiati appena ma che risultano efficaci e ben caratterizzati tanto che sono coinvolti, con Marcello e Bobo in situazioni paradossali, bizzarri e grottesche.

Un romanzo malinconico, sarcastico, duro, supportato da uno stile di scrittura asciutto, pulito e diretto. Un romanzo difficile da digerire ma sicuramente da leggere il prima possibile.

Informazioni utili
Titolo: C’è posto tra gli indiani
Autore: Alessio Dimartino
Editore: Giulio Perrone Editore
Prezzo attuale: 13.00€
Pagine: 192

Residenza Arcadia

Il punto di forza di Residenza Arcadia è sicuramente dato dalla miscela di contrasti. Contraddizioni, cambianti repentini di toni, colori, di marcia che conferiscono un ritmo serrato all’intero Graphic Novel che si legge in meno di un paio d’ore, senza che il lettore riesca a staccarsi da disegni e tavole.

Seguendo l’autore, Daniel Cuello, sui suoi social, prima di approcciarsi a Residenza Arcadia, ci si aspetterebbe di ridere, anche di gusto, ma non ci si aspetterebbe proprio di commuoversi e addirittura, in alcuni punti, piangere.

Non possiamo nemmeno lontanamente immaginare il dolore provato da quella donna, quanto il susseguirsi di assordanti anni di silenzio abbia inaridito il suo cuore. Certe persone, pur di seppellire il dolore, seppelliscono ogni cosa.

Il contesto spaziotemporale del Graphic Novel non è mai ben definito, ma si riesce a riconoscere un’ambientazione che sembra essere quasi alternativa, dittatoriale nella quale vige un regime militare con un unico partito, in stile sovietico, che non solo si occupa di assegnazione di case ed appartamenti, non solo ha reso il servizio militare obbligatorio, ma che fa sparire i suoi oppositori senza tante complicazioni.

In questa realtà distopica, si svolgono le vite più o meno monotone dei protagonisti del Graphic Novel, per la maggior parte vecchietti, piuttosto arzilli, che sembrano essere, all’inizio, quasi inconsapevoli della situazione e della realtà che li circonda tanto che le loro vite, in superficie, ripetitive, si svolgono tra incomprensioni e battibecchi tra vicini che proprio non si sopportano.

“Ovunque nel mondo stanno prosperando idee di malriposta tolleranza. Idee pericolose e contagiose che si accumulano, che diventano pesanti. Che si trasformano in valanghe.” “Le valanghe uccidono.”

Un Graphic Novel unico nel suo genere che il cui fulcro poggia sulla diversità tra la vita quotidiana del condominio abitato prevalentemente dai protagonisti un po’ in là con gli anni che fanno sorridere il lettore e la realtà dittatoriale e opprimente che si va a delineare, soprattutto, dalla seconda metà della novella grafica in poi.

Quando vengono presentati i personaggi principali, come Dirce o Dimitri, si ride di vero cuore, quando vengono immersi nella realtà contemporanea, mentre si trovano alle prese con la tecnologia o nel momento in cui si insultano tra loro con parole anche abbastanza pensanti, pure per delle scaramucce di poco conto tipo quali fiori piantare in giardino o a causa della bicicletta dell’acida Mirta sullo sfondo dell’ennesima foto sul profilo Instagram dell’arzillo Emilio.

Ci si emoziona, ci si commuove, però, ogni volta che, repentinamente, senza neanche troppo preavviso, vengono svelate le sofferenze, i dilemmi morali, gli amori passati e perduti degli attempati protagonisti. Dolori e angosce nascoste di uomini e donne che fino a qualche tavola prima erano stati protagonisti di scenette comiche

Ma noi faremo tutto quello che potremo. Tutto quello che sarà necessario. Gli anni passeranno e allora sapremo. Chissà cosa resterà delle nostre azioni.

La combinazione di contrasti fanno parte del nucleo fondamentale del lavoro di Daniel Cuello. Contrasto tra la vita monotona degli abitanti del condominio e la realtà distopica nella quale il condominio stesso è immerso. Contrasto tra l’ilarità e la comicità di alcuni personaggi e il loro passaggio spesso drammatico. Queste differenze si notano anche dalla disposizione delle vignette nello spazio della pagina e dall’avvicendamento inaspettato di una serie di sketch umoristici e tavole drammatiche, con mutamento radicale di toni e colori.

Anche se la novella grafica è breve non si può far altro che empatizzare con i personaggi principali, caratterizzati in maniera eccellente, sia psicologicamente che nella resa grafica. Infatti gli abitanti di Residenza Arcadia non vengono resi come macchiette, ma anzi, le loro espressioni facciali, di sgomento, dolore ed astio vengono restituite sulla pagina con molta efficacia, tanto da rendere partecipe il lettore delle loro passioni, emozioni e affetti.

Da leggere e rileggere più volte.

Informazioni utili
Titolo: Residenza Arcadia
Autore: Daniel Cuello
Editore: Bao Publishing
Prezzo attuale: 20.00€
Pagine: 176

Il grido del corvo

La morte è buona; solo la vita e i fatti della vita fanno male; eppure amiamo tutti la vita, e odiamo la morte. E’ un fatto singolare.

Esistono scrittori che riescono a narrare storie incredibili di uomini straordinari. Esistono scrittori brillanti che sono in grado di raccontare intricate vicende di intere famiglie o popoli. Ma sono pochi gli scrittori che riescono a trascendere la storia di un singolo uomo o addirittura l’intero corso degli eventi di tutta la specie umana, e che riescono, con la loro penna, ad imbrigliare la potenza magnifica e crudele della Natura, al confronto della quale l’Uomo è insignificante. Uno di questi è Jack London.

Jack London, figlio illegittimo di un astrologo ambulante, pescatore clandestino di ostriche, cacciatore di foche, agente assicurativo, cercatore d’oro. Jack London il vagabondo delle stelle. Jack London esploratore curioso, uomo dalle mille vite, grazie ad una prosa potente e solida, riesce a mettere nero su bianco, attraverso tredici racconti, la tensione, lo sgomento e lo stupore di chi si trova ad affrontare, a vivere, a sopravvivere nelle terre selvagge della nuova frontiera, nei ghiacci sterminati dell’Alaska.

E la notte invernale, quando la tormenta del nord spazza la distesa di ghiaccio, e l’aria è piena di bianco volante, e nessuno osa avventurarsi all’aperto, è il tempo più adatto per narrare come Keesh, dal più misero igloo del villaggio, sorse al potere sopra tutti gli uomini della sua tribù.

I ricchi giacimenti d’oro nel Fosso del coniglio erano il sogno e l’ossessione di molti. Nei luoghi che fanno da scenario alla febbrile caccia all’oro, i fiumi Klondike e Yukon, al confine tra Canada ed Alaska, sul finire del XIX secolo, le condizioni di vita erano ostiche . Gli uomini che scelgievano questa vita lo facevano d’istinto, buttandosi a capofitto nell’ eroica avventura del grande nord.

La natura è in grado di far emerge lo spirito selvaggio, l’istintività, la voglia di autoconservazione sia degli avventurieri che, volontariamente migrano dal loro paese d’origine e si incamminano sulla pista per tentare la fortuna, sia di quelle popolazioni autoctone, di indiani, che sono costretti a fronteggiare l’Uomo Bianco detentore del progresso. Le terre del Nord erano lo scenario di una lotta continua.

La natura non è buona con il singolo. Non si preoccupa dell’essere concreto chiamato individuo. Il suo interesse è riposto nelle specie, nella razza.

La natura primitiva, che può annichilire lo spirito dell’esploratore più coraggioso ed impavido, ma che, allo stesso tempo, può lasciare senza parole davanti alla sua grandiosità, è la protagonista incontrastata della raccolta di racconti di London.

Lo scrittore statunitense è in grado di trasportare il lettore su di un altro parallelo. Sembra proprio di essere lì, sulla pista, con il freddo gelido dell’Alaska che paralizza le ossa, con i potenti cani lupo che trainano le slitte, nelle tende da campo ad ascoltare il vento che ulula senza tregua.

Perché questa brama per la vita? E’ un gioco nel quale nessuno vince mai.

Tredici racconti che sono in grado di spalancare le porte di un mondo, forse lontano ed estremo e che regalano al lettore un altro punto di vista. Tredici racconti che fanno rivivere le storie leggendarie di uomini e donne che hanno cercato di rendere reale il sogno della grande corsa all’oro o che, loro malgrado, sono stati trascinati verso una spietata modernità.

Consigliato, ma proprio tanto!

Informazioni utili
Titolo: Il grido del corvo
Autore: Jack London
Editore: Alessandro Polidoro Editore
Prezzo attuale: 12.00€
Pagine: 176