L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Il termine preferito della neurologia è “deficit”, col il quale si denota una menomazione o l’inabilità di una funzione neurologica: perdita della parola, perdita del linguaggio, perdita della destrezza, perdita dell’identità e una miriade di altre mancanze e perdita di funzioni (o facoltà) specifiche.

Scrivere di patologie e disfunzioni mediche rivolgendosi a chi non è competente in materia, è complicato. Non risulta semplice esporre cause e conseguenze di malattie e disturbi, in maniera comprensibile, a chi non ha una formazione medica. Ma deve essere ancora più difficile dover descrivere, a chi è a digiuno di questi argomenti, sintomi e effetti di malattie neurologiche, i quali spesso possono rivelarsi talmente insoliti e singolari da risultare poco comprensibili o addirittura improbabili. Le malattie neurologiche e i dolori che causano, spesso, sono invisibili.

Oliver Sacks, neurologo e scrittore di molteplici libri, consapevole di quanto l’argomento delle malattie neurologiche fosse trattato, poco e superficialmente, al di fuori degli ambienti accademici, decide di raccogliere, in un saggio, pubblicato nel 1985, alcuni dei casi clinici che lo hanno colpito di più durante la sua carriera e di descrivere le cause, le patologie e le vite dei suoi pazienti affetti da disturbi neurologici.

Qui ormai navighiamo in acque sconosciute, dove può accadere di dover capovolgere tutte le solite considerazioni, dove la malattia può essere benessere e la normalità malattia, dove l’eccitazione può essere schiavitù o liberazione e dove la realtà può trovarsi nell’ebbrezza, non nella sobrietà.

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello è un saggio neurologico ma anche una raccolta di racconti nei quali l’autore descrive i suoi pazienti, non come meri casi clinici, ma come uomini e donne che hanno avuto la sfortuna di incappare in una malattia neurologica.

Si può solo tentare di capire l’angoscia che c’è dietro ad ognuna di queste storie. La delicata umanità, della quale si serve l’autore per scrivere dei casi clinici selezionati, fa in modo che anche i lettori riescano, in parte ovviamente, ad essere partecipi della sofferenza dei pazienti.

La situazione è terribile. Poiché ci troviamo di fronte ad un uomo in un certo senso è disperato, e in preda a una violenta eccitazione. Il mondo scompare continuamente, perde significato, svanisce e lui deve cercare un senso, costruire un senso, disperatamente, inventando di continuo, gettando ponti di senso sopra abissi di insensatezza, sopra il caos che si spalanca incessantemente sotto di lui.

Oltre alla natura della malattia o del disturbo neurologico che affligge i pazienti, oltre alla terapia prescritta agli ammalati, Sacks descrive, soprattutto, la  maniera nella quale, coloro che vengono colpiti da malattie neurologiche, riescono ad riadattarsi alla vita. Sembra proprio che, l’estrema “plasticità” del cervello umano, sia capace di mettere in atto un piano di sopravvivenza dopo aver subito l’attacco da parte della malattia stessa.

Sacks ha il merito di utilizzare una scrittura e una terminologia medica idonee ed accessibili anche a tutti quei lettori che non hanno familiarità con un linguaggio medico eccessivamente tecnico e a tutti coloro che abitualmente non si approcciano a saggi. La lettura, risulta scorrere con molta naturalezza e anche con un’intensa commozione dovuta alla forte carica emotiva di alcuni delle storie umane dei pazienti dell’autore.

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello è consigliato a tutti ma soprattutto a chi non ha mai avuto a che fare con questo tipo di disturbi. Per scoprire gli uomini e le donne che si trovano dietro la malattia neurologica e che vivono le loro vite accompagnati da quest’ultima.

Informazioni utili
Titolo: L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello
Autore: Oliver Sacks
Editore: Adelphi Edizioni
Prezzo attuale: 11.00€
Pagine: 301

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L’ altra Praga

“Avevo il diritto di dire che non capivo affatto il libro?”

Michal Ajvaz è riuscito nell’impresa di scrivere un romanzo che si trova esattamente a metà strada tra le ossessioni angoscianti di Kafka, rappresentate da inquietanti labirinti senza fine o da quadri che al loro interno hanno quadri che a loro volta hanno raffigurati altri quadri, e il realismo magico altezzoso di Borges, inscenato tramite lotte con squali mostruosi sul campanile della città, uccelli parlanti, tram che scompaiono nel fitto di un bosco.

Ciò che da inizio alla suggestiva vicenda è il ritrovamento, da parte del protagonista, che narra in prima persona, di un libro piuttosto singolare. Un libro che suscita immediatamente curiosità ed interesse poiché contiene caratteri inconsueti che non sembrano appartenere a nessun alfabeto conosciuto.

Sulla base di quanto sentivo ho cominciato a maturare la sensazione che nelle nostre immediate vicinanze si estenda qualche strano mondo.

Il libro sconosciuto, dalla copertina viola, conduce il protagonista senza nome alla scoperta di una città, tangente alla città reale, che ha diversi punti di contatto con quest’ultima, ma che si rivelano nascosti, non facili da rintracciare, ed addirittura celati ai più. L’altra città si rivela, non a caso, solo di notte, perché è nel buio che si riesce a scovare il coraggio di abbandonare l’ordinario, il conosciuto, di lasciarsi alle spalle la banalità del mondo quotidiano.

L’altra Praga sembra essere a portata di mano ma al tempo stesso irraggiungibile, un riflesso ribaltato della realtà, un luogo nel quale un cameriere può diventare sacerdote, di un’incomprensibile culto religioso, che viaggia su una biga trainata da donnole. L’entrata dell’altra, sfuggente, Praga è al di là di una porta socchiusa, nel retro di bistrot, dietro armadi che non vengono scostati da anni dalla parete, al di là della consuetudine, di un’ esistenza sicura e scontata che ci si ostina a portare avanti.

L’altra Praga, mondo parallelo, città impercettibile che si trova oltre biblioteche che si trasformano in giungle, si sovrappone alla Praga reale. Il surreale lambisce ciò che è reale, si trova ai bordi di quest’ultimo, ne riempie i vuoti.

L’altra Praga è una città eterea ma anche infinita. Il viaggio che intraprende il protagonista anonimo si rivela un’avventura senza meta, senza più la concezione del ritorno a casa ma che schiude dinnanzi i suoi piedi  infiniti centri, infinite periferie ed infinite possibilità che non avrebbe mai colto se non si fosse lasciato alle spalle la normalità della realtà.

La bambina rise sfacciata. “E’ ovvio che è stato inutile, imbecille.” disse in tono sprezzante. “Hai ripulito la geometria dagli animali polari. Hai forse dimenticato che il primo assioma di Euclide dice che nello spazio geometrico rimarranno sempre uno o più pinguini?

Michal Ajvaz catapulta il lettore in una Praga parallela dove si assiste ad un ribaltamento delle leggi della geometria, della fisica, e di ogni aspetto della realtà. Tutto ciò si riflette nello stile di scrittura dell’autore ceco, che vuole essere ricercato e sofisticato. Le centosessanta pagine del libro non scorrono veloci, anzi certe volte sembrano addirittura raddoppiare perché si sente la necessità di rileggere un paragrafo o un passaggio più volte per, finalmente, apprezzarlo.

La scrittura non propriamente semplice, richiede attenzione e tempo da dedicarle soprattutto nei passaggi che descrivono gli avvenimenti irreali e magici che si svolgono nell’altra Praga, ma che è in grado di ammaliare con le stranezze, le peculiarità e le suggestioni di questo mondo surreale.

 

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Informazioni utili
Titolo: L’altra Praga
Autore: Michal Ajvaz
Editore: Atmosphere Libri
Prezzo attuale: 14.00
Pagine: 160

 

L’esigenza della condivisione

 

Condividere. con-di-vì-de-re (io con-di vì-do). Possedere insieme; partecipare insieme; offrire del proprio ad altri.

In ogni attività umana, la condivisione di risorse, esperienze, beni, e spazio tra più persone o gruppi di persone, è ciò che permette la risoluzione di problematiche che sembrerebbero insormontabili per un unico individuo.

Condividere, però non è solo ciò che è necessario, in ogni gruppo sociale, per affrontare difficoltà e complicazioni. Trascende l’aspetto puramente materiale e diventa una vera e propria esigenza per crescere come individuo, per arricchirsi in esperienza e competenza ed anche, spesso soprattutto, per autodeterminarsi. Chi condivide diventa protagonista di ciò che ha offerto agli altri.

Chi condivide un’idea, un ricordo, una capacità, un’emozione, mette a disposizione, della comunità, una parte di sé. Mette in circolo quella peculiarità, quella particolarità che rende tale individuo, unico.

Ciò che è più facile condividere è la passione, la vivida predilezione per quel qualcosa che ci interessa al di sopra di tutto. La passione che è al di là di un qualsiasi controllo razionale. La passione, non può essere nascosta o tenuta segreta. L’acceso trasporto che contraddistingue ogni passione quasi impone, a chi prova questo sentimento, di manifestarlo, di condividerlo, per l’appunto.

L’esigenza di condividere una passione crea comunità, instaura legami, cementa rapporti interpersonali. E’ istintivo preferire la compagnia di quella persona con la quale si può conversare dei proprio interessi o desiderare la compagnia di chi comprende una passione che ci appartiene.

La ragione di questo blog, nelle poche righe precedenti.