Le amiche che vorresti e dove trovarle

La chiarezza non sta nella forma, ma nell’amore.

Da Connie de “L’amante di Lady Chatterley“, a Marianna de “Le tigri di Mompracem“. Da Emma di “Madame Bovary” alla Susan di “Stargirl“. Dalla Mary de “Il giardino segreto” alla Mary di “Mary Poppins“, passando per Jane, Shahrazad, Catherine e Zazie.

“Le amiche che vorresti è dove trovarle” è un delizioso volume che alterna brevi testi di presentazione scritti da Beatrice Masini ed incantevoli disegni realizzati da Fabian Negrin e che offre una gallery costituita da ben ventidue ritratti di personaggi femminili della letteratura, di ieri e di oggi. Ventidue donne speciali. Ventidue amiche.

Tutte le eroine dell’albo illustrano hanno la caratteristica comune di essere anticonvenzionali e ribelli. Escono dagli schemi della società nella quale vivono ed è per questo che ad ognuna di loro è dedicato un brano evocativo attraverso il quale vengono condivise le emozioni che il personaggio suscita e un ritratto realizzato con la tecnica artistica che rispecchia il più fedelmente possibile le donne presenti in questa galleria femminile.

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Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce.

Il focus dell’articolo è rivolto ad un’eroina tra le più famose della letteratura, la protagonista di uno dei classici più famosi della storia, uno dei personaggi femminili più iconici: Anna Karenina, la donna di primo rilievo nell’omonimo romanzo pubblicato per la prima volta nel 1877 da Lev Nikolàevič Tolstòj, immenso scrittore, filosofo ed educatore sociale russo.

“Conosco i miei istinti” dichiara Anna Karenina, la donna che consapevolmente sceglie di assomigliare solo a sè stessa. L’adulterio di Anna è una scelta identitaria, lascia il marito e l’amato figlio poichè si accorge di vivere una vita che non le somiglia. Con la sua decisione, Anna fa in modo di scrivere in prima persona la sua vita poichè desidera fuggire lontano da un’esistenza che altri hanno scritto per lei.

Anche se immersa nel vortice dell’adulterio e della passione, Anna annaspa tra i sensi di colpa della sua scelta consapevolmente autodistruttiva. Il coraggio anticonformista dell’eroina russa la porterà verso un tragico destino e verso una feroce condanna da parte della società russa della quale Tolstoj descrive l’ipocrisia.

Informazioni utili
Titolo: Le amiche che vorresti e dove trovarle
Autore: Beatrici Masini & Fabian Negrin
Editore: Giunti Editore
Prezzo attuale: 18.00€
Pagine: 144

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L’annusatrice di libri

Adelina si lasciò guidare dall’olfatto verso un settore della biblioteca che emanava un effluvio gaio e spensierato; dopo le disavventure degli ultimi giorni sentiva l’impellente necessità di svagarsi. Sfilò dallo scaffale il volume prescelto, lo aprì e inalò voluttuosamente le allegre folate sprigionate dalla carta. “Hai scelto un libro spassosissimo” si congratulò l’avvocato “Si tratta di Tre uomini in barca di Jerome”.

Se si potesse leggere con l’olfatto, quale sarebbe l’odore dei libri? In questa deliziosa storia ambientata nella Torino del 1957, gli odori, i profumi, le fragranze sono di particolare importanza. La vicenda che vede personaggio principale la giovanissima Adelina, infatti, ha come “co – protagonisti” gli aromi, ma anche gli olezzi, che provengono dai libri che la studentessa riesce a percepire avvicinando, semplicemente, il naso alle pagine e fiutando gli odori che ne fuoriescono.

La storia fresca, ironica e mai noiosa de “L’annusatrice di libri” inizia proprio quando Adelina, studentessa in un rinomato collegio per signorine, scopre di avere un particolare “potere”, cioè quello di leggere con l’olfatto. La ragazzina come per magia, riesce a venire a conoscenza della trama, dei personaggi e dei dialoghi di ogni libro, anche scritti in lingue straniere sconosciute, anche se si stratta di codici difficili da decifrare, annusando le pagine dei titoli o dei manuali in questione.

Ci sono circostanze nelle quali non sentirsi soli è praticamente impossibile: quando si è adolescenti, quando si è lontani da casa o quando si è diversi da tutti gli altri. Adelina, in quel momento, poteva vantare tre requisiti su tre.

I libri saranno una riscoperta per Adelina e diventeranno i suoi migliori amici, in un momento particolarissimo della sua vita durante il quale si trova lontana dalla sua famiglia e da casa e lontana dai suoi amici. In un contesto completamente diverso dal suo, in alcuni casi perfino ostile e deprimente, Adelina, troverà nei libri, nei loro profumi e nei loro odori, conforto, supporto e sostegno.

“L’annusatrice di libri” risulta essere una storia avvincente che non appare mai pedante perché alla base della vicenda magica e straordinaria di Adelina vi è un segreto legato ad un codice segreto, estremamente famoso, impossibile da decifrare. Gli adulti più vicini alla ragazzina cercheranno di utilizzare le sue doti insolite ed eccezionali, circuendola e mentendole, per il loro tornaconto economico.

Adelina promise e si diresse verso casa, domandandosi se una vita senza libri avesse davvero motivo di essere vissuta.

Le vicende di Adelina, una normale studentessa, goffa, timida e silenziosa, dalle doti sbalorditive, le vicende del passato della severa zia Amalia, sorella maggiore del papà di Adelina, che si alternano capitolo dopo capitolo; il mistero che ruota attorno ad un codice misterioso ed antichissimo sono gli elementi che rendono “L’annusatrice di libri” un libro che affascina e non stanca.

Inoltre i personaggi principali come Adelina, Amalia, il ricco ed affascinante notaio Vergnano, il severo e misterioso reverendo Kelley, lo strampalato vicino di casa di Amalia ed Adelina, l’avvocato Ferro, amante della lettura e dei libri antichi, conquistano il lettore, che non si riesce a staccare dalla pagine del libro.

Consigliato ai lettori più giovani per far crescere in loro l’amore per i libri, ma consigliato tanto anche ai lettori che non sono più così giovani per riscoprire il fascino della lettura sotto un altro punto di vista, anzi sotto un altro senso, quello dell’olfatto.

Informazioni utili
Titolo: L’annusatrice di libri
Autore: Desy Icardi
Editore: Fazi Editore
Prezzo attuale: 16.00€
Pagine: 382

Intervista a Laura Fusconi

Lidia scomparve dietro l’angolo, velocissima nelle sue Superga verdi. Aveva un sorriso che ogni anno ritrovava in campagna: Luca era il suo migliore amico. Se non aveva paura di andare alle medie a settembre era solo perché sapeva che lì in campagna c’era Luca ad aspettarla.

Laura Fusconi riesce a mettere nero su bianco, come opera prima, un lavoro molto intelligente all’interno del quale il lettore si imbatte nella compresenza di più storie, in un intreccio estremamente affascinante tra vicende che accadono nel passato ed episodi che si verificano nel presente.

Una storia semplice, che però si dispiega lungo un arco temporale di circa cinquant’anni. Dal 1942 al 1998. Cinquant’anni di vicissitudini. Una vicenda nella quale i bambini sono i protagonisti ed innanzi i loro occhi, innocenti ed inconsapevoli, si dipanano vite che si intrecciano con la grande Storia.

Un continuo salto temporale durante il quale il lettore deve stringere nella propria memoria i nomi dei personaggi e lo svolgersi degli eventi per non perdersi nel flusso del storia. Più ci si addentra nelle vicende più si fanno chiari i contorni inquietanti ed emergono i fantasmi che popolano il romanzo che tormentano i personaggi principali.

Nel fienile i balloni c’erano ancora: lei e Luca avrebbero potuto giocare come sempre a Volo di paglia. L’avevano inventato insieme, quel gioco.

Alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, Più Libri Più Liberi, che si è tenuta a Roma, la giovane autrice ha presentato “Volo di paglia” ed io ho avuto l’opportunità di poterla intervistare.

C’è un personaggio nel quale rivedi te stessa? Un personaggio che senti particolarmente vicino? 

Si, assolutamente Lidia. Lì c’è veramente tutta la mia infanzia, l’essere un maschiaccio. Desideravo la magliettona di mio fratello e andavo in giro solo con quella, mentre mia mamma era disperata. Il personaggio di Lidia mi rispecchia, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con la sorella, le litigate, i battibecchi. Tra sorelle, quando si è piccole, ci si urla addosso e si fa pace subito dopo, ci si tira i capelli, si vuol far tutto uguale. Impazzivo quando io facevo i miei disegnini e mia sorella li copiava, uguali! 

Il libro è uscito a fine agosto e ci hai lavorato per molto tempo. Vorresti cambiare ancora qualcosa? Vorresti modificare qualcosa?

Direi di no. Inizialmente la struttura del libro era a montaggio alternato: un capitolo nel passato e uno nel presente. Dopo i suggerimenti dell’editore, ho optato per una costruzione a macro blocchi: è stato un lavoro impegnativo che ha richiesto mesi. Ma ancora non andava bene: c’erano troppi personaggi. Eliminarne qualcuno non è stato facile: ho dovuto rivedere di nuovo il libro da pagina uno. Ci sono stati momenti in cui odiavo ogni personaggio della mia storia, volevo sbarazzarmi di tutti! Arrivare alla fine è stato un sollievo e una gran soddisfazione.

Ultima domanda che è più che altro una curiosità. I tuoi libri e scrittori preferiti.

Ho una passione per “La luna e i falò” di Cesare Pavese, una volta all’anno lo rileggo insieme a “La bella estate” e “Il diavolo sulle colline”. Un altro libro che si trova sempre sul mio comodino è “Tutto il teatro” di Sarah Kane. Tra tutte le sue opere “Febbre” è quella che continuo a leggere compulsivamente. L’ultimo libro che ho letto invece è “Vincoli” di Kent Haruf. Splendido.

La chiacchierata con la gentilissima Laura Fusconi continua, come in una sorta di tour, sul blog di Carmen, Nessun cancello, nessuna serratura e su quello di Annamaria, La contessa rampante

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Informazioni utili
Titolo: Volo di paglia
Autore: Laura Fusconi
Editore: Fazi Editore
Prezzo attuale: 15.50€
Pagine: 240

Figlie di una nuova era

I mesi più duri dell’inverno erano alle spalle, così come gli anni bui della guerra.

Novembre 1918. L’armistizio imposto dagli Alleati, firmato dalla Germania, segna definitivamente la fine della prima guerra mondiale, uno dei conflitti più sanguinosi dell’umanità durante il quale i civili ovviamente non furono risparmiati. I cittadini di ogni nazione coinvolta in guerra subirono la fame, l’orrore dei bombardamenti e combatterono atroci malattie ed epidemie.

Amburgo. Marzo 1919. Due aspiranti ostetriche, un’ereditiera, una maestra. Henny, Kathe, Lina ed Ida. Quattro ragazze di appena diciannove anni. Quattro ragazze che stanno diventando donne. Quattro contesti famigliari, quattro stili di vita, quattro personalità completamente diverse tra loro. Quattro vite che andranno ad intersecarsi, a colmarsi, ad unirsi, fino a diventare inseparabili, durante alcuni degli anni e dei momenti più bui della storia europea e mondiale.

“Figlie di una nuova era” è il primo capitolo di una trilogia le cui protagoniste principali sono donne in divenire. Tratteggia, con molta dovizia di particolari, le esistenze delle quattro ragazze dai primi mesi del 1919, durante l’ascesa di Hitler e del Reich, nel corso di tutta la seconda guerra mondiale, fino al dicembre del 1948.

L’autrice narra circa trent’anni di vita di quelle che dovrebbero essere le quattro figure di spicco del romanzo, le loro scelte, delusioni, sfide e vicissitudini, ma anche le vite, i lieti eventi, le traversie delle loro famiglie, dei loro uomini, dei loro amici, rendendo così “Figlie di una nuova era” un’opera corale.

Il tempo della moderazione era tramontato ormai.

Scrivere di un periodo storico tanto complesso come quello a cavallo tra i due conflitti mondiali rappresenta sempre una sfida ardua. Risulta essere difficoltoso per qualsiasi scrittore. E’ evidente che narrare gran parte del corso della vita, le gioie, gli affanni, i dolori, di un personaggio, anche di fantasia, immerso in un contesto così decisivo per la storia dell’umanità è altrettanto problematico.

Appare chiaro, quindi, che narrare le esistenze non solo delle quattro protagoniste, ma anche di tutti i personaggi, più o meno principali, più o meno memorabili, più o meno utili all’economia del romanzo, che ruotano attorno alle loro vite e cercare di calare tutta tale numerosa collettività in contesto storico tra i più documentati, studiati, memorabili, intensi che ci possa essere, è molto complesso.

Questa è la grande sfida che Carmen Korn si è prefissata.

Si sentiva viva, una sensazione che credeva di aver dimenticato. Senza coraggio non si va da nessuna parte.

La grande abilità e furbizia dell’autrice consiste nell’utilizzare uno stile di scrittura molto accessibile ma anche snello e fluido, avulso da tecnicismi e strutture letterarie arzigogolate. Il modo di scrivere di Carmen Korn riesce a non far stancare il lettore sul quale non pesa neanche un ritmo di lettura piuttosto celere.

Anche suddividere la narrazione in sezioni “temporali” aiuta a snellire l’intero romanzo e rende la lettura molto più agevole poiché tra un capitolo e l’altro possono passare anche anni. Un’ottima soluzione stilistica quando la trama dell’opera abbraccia quasi trent’anni di storia.

Ai riconoscibili pregi dello stile di scrittura e delle scelte stilistiche dell’autrice però si contrappongono sia il numero eccessivo di personaggi, principali e subalterni, di spessore o quasi inutili alla struttura del romanzo sia la descrizione, alcune volte troppo accurata, quella quotidianità di ognuno dei personaggi a discapito del contesto storico politico che viene poco approfondito.

Purtroppo la moltitudine di personaggi non permette all’autrice di sviluppare la personalità o di descrivere l’animo di ognuno quindi il lettore si trova disarmato davanti alcune delle loro scelte ed azioni.

In assenza di una vera e propria introspezione psicologica, la tensione emotiva sembra non essere presente nel romanzo; non traspare del quel senso di paura, angoscia e terrore che provavano uomini e donne prima delle seconda guerra mondiale quando il futuro era incerto ma che per gli osservatori più acuti si preannunciava nero.

Io dico sempre alle mie allieve che non devono rinunciare al lavoro per i figli. Noi donne dobbiamo avere anche la possibilità di fare tutte e due le cose.

“Figlie di una nuova era” risulta essere lettura graziosa e leggera, tanto che le cinquecento pagine del romanzo non incombono minacciose sul lettore che, anzi, sprofonda nel libro e quasi non rendendosene conto divora pagine su pagine di storie di vita di Henny, Kathe, Lina ed Ida, quattro ragazze che diventano donne, mogli e madri.

Informazioni utili
Titolo: Figlie di una nuova era
Autore: Carmen Korn
Editore: Fazi Editore
Prezzo attuale: 17.50€
Pagine: 524

Jungle Rudy

Il buon viaggiatore sa dove sta andando, il viaggiatore perfetto dimentica da dove è venuto.

Nella parte sud-orientale del Venezuela è situata la regione della Gran Sabana, un vasto altopiano che per milioni di anni è stato plasmato dagli agenti atmosferici. Un mondo perduto, luogo selvaggio, terra misteriosa. Una zona impenetrabile, sterminata, habitat di specie animali e vegetali uniche nel loro genere. Dagli elevati tepui, le formazioni rocciose tipiche della regione sud americana, si infrangono alcune delle cascate più elevate e maestose del pianeta.

Un territorio di miti, leggende, avventure, indios e pericoli. Numerosi avventurieri furono sedotti dalle foreste equatoriali inaccessibili della Gran Sabana, molti dei quali non fecero mai ritorno.

Uno dei più celebri pionieri del Novecento, uno dei primi europei ad esplorare e mappare la regione della Gran Sabana fu Rudy Truffino che trovò nel Sud America, il suo posto nel mondo, il suo paradiso.

… da nessuna parte vidi un uomo riconoscibile al volo dalle orecchie: il lobo destro gli era stato strappato da un serpente a sonagli …

Rudolf Truffino, olandese di origine italiana, ultimo di quattro fratelli, ha sempre detestato il suo piatto e piovoso paese. Vivendo con disagio il proprio contesto familiare, già da giovanissimo sogna una nuova realtà, una nuova vita. Sogna la libertà.

Il luogo in cui libertà ed avventura sono sinonimi è, per Truffino, il Sud America e in particolar modo, la regione della Gran Sabana. Un vasto territorio quasi totalmente inesplorato, ricco di attrattive per un uomo intraprendente, inquieto ed amante della natura selvaggia.

Una natura che può essere ostile e temibile nascondendo pericoli ed ostacoli come serpenti velenosi, scorpioni, scimmie urlatrici, giaguari e insetti mortali; una natura difficile da sottomettere e da plasmare, ma anche una natura che offre ad un uomo paesaggi incontaminati, bellezze faunistiche e floreali uniche, che innalzano lo spirito e l’animo.

Quando Rudy Truffino vi giunse negli anni Cinquanta, la Gran Sabana era un territorio pressoché ignoto; dal punto di vista scientifico era ancora inesplorato quanto la luna.

In Venezuela Rudolf Truffino diventa Jungle Rudy. Intreccia ottimi rapporti con la popolazione locale, i Pemon, gli indigeni amerindi che vivono nella regione della Gran Sabana, dai quali impara come sopravvivere in un territorio stupefacente ma che nasconde insidie e pericoli. Dagli Indios, Rudy apprende anche la loro tradizione ricca di miti e di dei che vivrebbero nelle terre erbose in cima ai tepui, che venerano come montagne sacre.

Costruisce case che diventano villaggi, Canaima e Ucaima, piste di atterraggio per gli aerei che trasportano merci e persone da Caracas, imbarcazioni, strade percorribili all’interno della giungla, apre le prime vie d’accesso. Grazie alla grinta, allo spirito d’iniziativa fuori dal comune, alla perfetta conoscenza dei luoghi, frutto di anni di escursioni e esplorazioni, Rudy diventa perfino direttore del parco nazionale di Canaima che viene instaurato il 12 giugno del 1962 e dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1994.

Molti usufruiscono dell’esperienza di Jungle Rudy, da scienziati che si trovano in Venezuela per le loro ricerche a personaggi famosi, come Neil Armstrong, il principe Carlo, il primo ministro canadese Trudeau, Audrey Hepburn e Anthony Perkins.

Aveva sacrificato tutto a Ucaima. Il campo, o meglio il tipo di vita che si era scelto, l’aveva reso schiavo: il desiderio di libertà può anche incatenare.

Grazie alle testimonianze dirette di familiari e compagni di avventure, al diario della moglie Gerty, Jan Brokken produce un ritratto tridimensionale di una “quasi” leggenda. Un idealista, un visionario, dedito al sacrificio ed ingegnoso ma anche un uomo difficile, scostante, introverso e misantropo.

Truffino cresce le tre figlie, Lily, Gaby e Sabine, nell’isolamento della giungla venezuelana, senza dar loro la possibilità di un’istruzione ordinaria, né una vita ordinaria facendo in modo che aiutassero costantemente al campo tra turisti, escursioni e cucina. Con il tempo le tre figlie si allontanano sempre di più dal padre, fino a prendere strade completamente diverse. Anche il rapporto con la moglie diventa, anno dopo anno, sempre più difficile. Un legame familiare tormentato e problematico quello della famiglia Truffino in Venezuela.

Alla fine era troppo malato per restare al campo. A Caracas gli fu asportato il polmone destro. Si sottopose alla radioterapia. Provò anche un nuovo tipo di chemioterapia. Combatteva, perchè quella era la cosa che gli era sempre riuscita meglio: combattere, perfino quando nessuno gli avrebbe più dato l’ombra di una possibiltà.

Brokken, con la sua scrittura precisa, descrittiva ed evocativa, realizza un vero e proprio documentario il cui protagonista è Rudy Truffino, o meglio la materia di studio e di ricerca dell’autore olandese è la vita di Truffino in Venezuela. L’autore olandese, come tanti prima di lui, viene conquistato dalla figura, quasi leggendaria di Jungle Rudy, già prima di conoscerlo, già prima di incontrarlo.

Su Truffino circolano voci, racconti, leggende che affascinano Jan Brokken, tanto da ritornare più volte in Venezuela per visitare, anzi vivere, i luoghi più amati da Rudy, che anche nella giungla non rinunciò a musica classica e libri.

Foreste vergini, immense cascate, spazi sterminati, libertà. Anche il lettore viene sedotto dalla figura del primo uomo che ha esplorato un mondo perduto, del pioniere più famoso del mondo, e grazie alle parole di Brokken, si ritrova a sognare una vita avventurosa e unica, proprio come quella di Jungle Rudy.

Informazioni utili
Titolo: Jungle Rudy
Autore: Jan Brokken
Editore: Iperborea
Prezzo attuale: 18.00€
Pagine: 320

Anna Edes

La signora Vizy si godette per un istante la scena muta, poi le fece un cenno e la indicò con un moto circolare scherzoso e orgoglioso del braccio: -Si. Questa è Anna. La mia Anna.

Un capolavoro della letteratura ungherese che offre una precisa fotografia di un’epoca storica effimera nella storia europea poco dopo la fine della prima guerra mondiale. Un classico che riesce a mettere a nudo, senza troppi fronzoli e banalità, le ipocrisie proprie dell’animo umano ed intrinseche della borghesia di Budapest di quell’epoca, che risultano essere sempre più ridicole e assurde se paragonate alla semplicità intellettuale e alla bonomia delle classi meno agiate.

Eventi storici decisivi per la storia dell’Europa, come l’occupazione di Budapest da parte dell’esercito rumeno, l’avvicendarsi di ben due rivoluzioni sociali, fanno da sfondo alle vicende private dei personaggi principali che vengono tratteggiati quasi in modo grottescamente caricaturale da Dezso Kosztolanyi.

A volte un desiderio ironico e solleticante si prendeva gioco di loro: di buttarle le braccia al collo, ringraziarla del bene ricevuto, o persino andare dal fotografo insieme, seppur di nascosto e di notte, per farsi ritrarre in tre come una famiglia, li tratteneva la loro razionalità borghese e la consapevolezza che in fondo si trattava solo di una serva.

La moglie del consigliere ministeriale Vizy, in seguito a diverse esperienze fallimentari con le precedenti cameriere, dopo aver sognato e desiderata la donna di servizio perfetta, assume una nuova domestica, la diciannovenne Anna Edes, una giovane contadina, che si rivela essere una dipendente perfetta per la famiglia Vizy, appartenente alla borghesia medio – alta. La ragazza è attenta, diligente, instancabile, timida, non ruba, non mangia avidamente, non è attratta dalle frivolezze e non ha un’amante.

Sembra che la poco più che adolescente Anna non abbia altra esigenza oltre a quella di servire al meglio la sua padrona, che è oltremodo soddisfatta dalla laboriosità quasi robotica della donna di servizio.

Non esiste uguaglianza tra gli uomini. Esiste solo la diseguaglianza tra gli uomini, dottore. Ci sono sempre stati servi. E’ sempre stato così e sempre così sarà. Punto. Non possiamo cambiare noi quest’ordine delle cose. Che rimangano pure loro i servi.

Come l’Illustrissimo consigliere ministeriale, anche l’Illustrissima signora lotta per mantenere la propria posizione sociale nel pieno di un turbolento clima politico in continua evoluzione. La perdita dei privilegi e delle ricchezze propri della loro condizione sociale, tormenta i coniugi Vizy.

In una realtà nella quale i preziosi oggetti nell’appartamento nel rione Kristina, i mobili, l’argenteria, le tovaglie, i gioielli rappresentano uno inamovibile status symbol, un concreto emblema e una dimostrazione di prestigio sociale, la signora Vizy sembra essere sempre più ossessionata dalla “sua” serva che esibisce, pavoneggiandosi, come se fosse un prezioso trofeo.

Ho l’impressione – ripetè ostinato – che non sia stata trattata con umanità. Non l’hanno trattata come un essere umano, ma come una macchina. L’hanno resa una macchina. L’hanno trattata in maniera disumana. L’hanno trattata ignobilmente.

Ormai integralmente inglobata, non solo nella vita famigliare, ma nella casa stessa ed assorbita in una realtà nella quale la netta separazione tra servi e padroni è una verità tragicamente banale, accettata come un dato di fatto indiscutibile, Anna ubbidisce come un automa senza personalità agli ordini della sua padrona nevrotica e dispotica.

Nella vita della giovane, scandita da una routine faticosa ed usurante, è abitualmente perpetrato l’abuso della dignità, da parte degli Illustrissimi padroni, sotto forma di inflessibili comandi e direttive domestiche, che arrivano perfino ad invadere la sua sfera privata, impedendole addirittura di maritarsi.

Ma viene oltremodo consumato anche l’abuso fisico da parte del giovane, mediocre ed imbranato nipote dei coniugi, a riprova della condizione di inferiorità nella quale si trova Anna, che sembra, anch’essa accettare la sua infima posizione al pari di tutte le altre donne della servitù.

Così il ricordo di Anna si appannò. Nessuno più sapeva chi fosse, fu completamente dimenticata. […] non sarebbe potuta essere annientata meglio.

Con il suo stile di scrittura realistico e concreto Kosztolanyi conduce il lettore attraverso una storia apparentemente banale e semplice, quella della dolce e timida cameriera Anna Edes, che si conclude con un epilogo tragico, assurdo, sanguinoso e straziante.

L’inaspettato gesto estremo di Anna è quello di chi è sempre stata una degli ultimi, un grido disperato ed inconsapevole, apparentemente senza movente. Un’azione incosciente le cui ragioni non vengono investigate, non vengono spiegate, non vengono dibattute e soprattutto non vengono comprese. Dopotutto sono le ragioni di una cameriera, di una serva, di un oggetto appartenuto ai coniugi Vizy.

Il blog di Carmen, con la quale ho condiviso la lettura di Anna Edes, le emozioni che questo capolavoro ha suscitato dentro di noi e questa recensione: Nessun cancello, nessuna serratura

Informazioni utili
Titolo: Anna Edes
Autore: Dezso Kosztolanyi
Editore: Edizioni Anfora
Prezzo attuale: 17.00€
Pagine: 270

Ritratto di un matrimonio

E’ la storia di due persone che si sposarono per amore e il cui amore si fece, di anno in anno, più profondo, benché entrambi si fossero, per mutuo consenso, infedeli. L’uno e l’altra amarono persone del loro stesso sesso, ma non in maniera esclusiva. Il loro matrimonio non solo sopravvisse alle infedeltà, all’incompatibilità sessuale ma anzi si affinò e si rafforzò in conseguenza di tutto questo.

Qual è il segreto di un matrimonio realmente felice? Cosa non dovrebbe mai mancare in una serena vita coniugale? Cos’è che lega due persone che decidono di passare la loro vita insieme? L’amore incondizionato? La passione sessuale? Hobbies e passatempi in comune? E quali sono gli obblighi di tale legame? La fedeltà? L’occuparsi incessantemente dei figli?

Oltre ogni regola, ordinarietà e convenzione sociale fu il “non matrimonio” tra Vita Sackville – West e Harold Nicolson. Una coppia inconsueta. Due aristocratici inglesi, due scrittori. Amanti della letteratura, della vita ritirata, del giardinaggio. Consensualmente infedeli, entrambi attratti da persone del loro stesso sesso, senza farne mistero al coniuge. Intrecciarono relazioni extra-coniugali, omosessuali, anche invitando i loro amanti nella casa matrimoniale, all’interno della quale si discorreva apertamente di questa unione per nulla ordinaria.

Vita e Harold arrivarono, però, contro molte aspettative, felicemente e quasi senza scossoni, alle nozze d’oro. Innamoranti, complici, incantati l’uno dall’altra. Benchè strano, il loro legame fu molto appagante. Un’unione non comune per due persone non comuni.

Vita soffriva molto acutamente per la tensione cui era sottoposta a causa di quella che lei chiama, eufemisticamente, la sua doppia personalità. Innamorata di Rosamund, si imponeva di amare anche Harold.

“Ritratto di un matrimonio” è composto da cinque parti, tre delle quali sono state scritte da Nigel, figlio della Harold e Vita; le altre due parti sono state scritte proprio da quest’ultima. Nigel le ritrova all’interno di un manoscritto, SCRITTO all’età di ventotto anni. Una narrazione di un’ottantina di pagine nella quale Vita confessa l’amore profondo, sincero, appassionato, sensuale, per un’altra donna: Violet Trefusis, nata Keppel.

Anche se il matrimonio tra Vita e Harold può essere considerato “aperto”, anche se erano costantemente attratti da qualcun altro, nella loro unione non mancò mai un solido affetto che li legava profondamente, espressione del loro amore duraturo. Un porto sicuro nel quale attraccare, al di là dei flirt extra coniugali.

L’unica grande prova che la coppia dovette superare, l’unica tempesta che avrebbe potuto far naufragare questa unione non convenzionale, l’unica relazione adulterina che fece vacillare il matrimonio fu proprio quella tra Vita e Violet.

Il loro legame carnale era tanto tenace che quasi divenne una necessità, non solo fisica ma spirituale, la quale esigeva un’intimità così stretta e vibratile che nulla, per loro, esisteva all’esterno.

La loro sfida era totale. Le due donne lottarono per il loro amore, affrontando anche pettegolezzi e rimproveri da parte delle loro famiglie. Il sentimento di Vita di sentirsi libera, disponibile indipendente era solleticato dal carattere impetuoso e selvaggio di Violet. Smaniavano di trovarsi in luoghi nuovi e remoti, dove nessuno le obbligasse a seguire regole sociali o convenzioni coniugali. Più di una volta avevano programmato di abbandonare ogni cosa, figli, case e famiglie.

Quasi inverosimile fu una delle loro fughe romantiche inseguite dai rispettivi mariti a bordo di piccolo aeroplano.

Il profondo legame che univa Harold e Vita dovette sopportare una prova lunga tre anni  ma non si spezzò, né si allentò. Lui non pensò mai di lasciarla anche quando lei sembrava essere lontanissima, sul punto di non ritorno.

Da qual momento, e fino alla morte di lì a cinquanta anni, il suo amore per lui non vacillò più.

“Ritratto di un matrimonio” è il racconto appassionante di quello che non fu un matrimonio tradizionale, ma è soprattutto il racconto di una donna straordinaria che combatté per il diritto di amare, uomini e donne, respingendo ogni convenzione soprattutto quella per la quale è la fedeltà ad essere la base di ogni matrimonio.

Per questa sua disperata voglia di essere sé stessa, di non poter tener nulla nascosta a sé stessa, Vita fu pronta a rinunciare tutto.

Informazioni utili
Titolo: Ritratto di un matrimonio
Autore: Nigel Nicolson
Editore: Edizioni Lindau
Prezzo attuale: 23.00€
Pagine: 296