Anna Edes

La signora Vizy si godette per un istante la scena muta, poi le fece un cenno e la indicò con un moto circolare scherzoso e orgoglioso del braccio: -Si. Questa è Anna. La mia Anna.

Un capolavoro della letteratura ungherese che offre una precisa fotografia di un’epoca storica effimera nella storia europea poco dopo la fine della prima guerra mondiale. Un classico che riesce a mettere a nudo, senza troppi fronzoli e banalità, le ipocrisie proprie dell’animo umano ed intrinseche della borghesia di Budapest di quell’epoca, che risultano essere sempre più ridicole e assurde se paragonate alla semplicità intellettuale e alla bonomia delle classi meno agiate.

Eventi storici decisivi per la storia dell’Europa, come l’occupazione di Budapest da parte dell’esercito rumeno, l’avvicendarsi di ben due rivoluzioni sociali, fanno da sfondo alle vicende private dei personaggi principali che vengono tratteggiati quasi in modo grottescamente caricaturale da Dezso Kosztolanyi.

A volte un desiderio ironico e solleticante si prendeva gioco di loro: di buttarle le braccia al collo, ringraziarla del bene ricevuto, o persino andare dal fotografo insieme, seppur di nascosto e di notte, per farsi ritrarre in tre come una famiglia, li tratteneva la loro razionalità borghese e la consapevolezza che in fondo si trattava solo di una serva.

La moglie del consigliere ministeriale Vizy, in seguito a diverse esperienze fallimentari con le precedenti cameriere, dopo aver sognato e desiderata la donna di servizio perfetta, assume una nuova domestica, la diciannovenne Anna Edes, una giovane contadina, che si rivela essere una dipendente perfetta per la famiglia Vizy, appartenente alla borghesia medio – alta. La ragazza è attenta, diligente, instancabile, timida, non ruba, non mangia avidamente, non è attratta dalle frivolezze e non ha un’amante.

Sembra che la poco più che adolescente Anna non abbia altra esigenza oltre a quella di servire al meglio la sua padrona, che è oltremodo soddisfatta dalla laboriosità quasi robotica della donna di servizio.

Non esiste uguaglianza tra gli uomini. Esiste solo la diseguaglianza tra gli uomini, dottore. Ci sono sempre stati servi. E’ sempre stato così e sempre così sarà. Punto. Non possiamo cambiare noi quest’ordine delle cose. Che rimangano pure loro i servi.

Come l’Illustrissimo consigliere ministeriale, anche l’Illustrissima signora lotta per mantenere la propria posizione sociale nel pieno di un turbolento clima politico in continua evoluzione. La perdita dei privilegi e delle ricchezze propri della loro condizione sociale, tormenta i coniugi Vizy.

In una realtà nella quale i preziosi oggetti nell’appartamento nel rione Kristina, i mobili, l’argenteria, le tovaglie, i gioielli rappresentano uno inamovibile status symbol, un concreto emblema e una dimostrazione di prestigio sociale, la signora Vizy sembra essere sempre più ossessionata dalla “sua” serva che esibisce, pavoneggiandosi, come se fosse un prezioso trofeo.

Ho l’impressione – ripetè ostinato – che non sia stata trattata con umanità. Non l’hanno trattata come un essere umano, ma come una macchina. L’hanno resa una macchina. L’hanno trattata in maniera disumana. L’hanno trattata ignobilmente.

Ormai integralmente inglobata, non solo nella vita famigliare, ma nella casa stessa ed assorbita in una realtà nella quale la netta separazione tra servi e padroni è una verità tragicamente banale, accettata come un dato di fatto indiscutibile, Anna ubbidisce come un automa senza personalità agli ordini della sua padrona nevrotica e dispotica.

Nella vita della giovane, scandita da una routine faticosa ed usurante, è abitualmente perpetrato l’abuso della dignità, da parte degli Illustrissimi padroni, sotto forma di inflessibili comandi e direttive domestiche, che arrivano perfino ad invadere la sua sfera privata, impedendole addirittura di maritarsi.

Ma viene oltremodo consumato anche l’abuso fisico da parte del giovane, mediocre ed imbranato nipote dei coniugi, a riprova della condizione di inferiorità nella quale si trova Anna, che sembra, anch’essa accettare la sua infima posizione al pari di tutte le altre donne della servitù.

Così il ricordo di Anna si appannò. Nessuno più sapeva chi fosse, fu completamente dimenticata. […] non sarebbe potuta essere annientata meglio.

Con il suo stile di scrittura realistico e concreto Kosztolanyi conduce il lettore attraverso una storia apparentemente banale e semplice, quella della dolce e timida cameriera Anna Edes, che si conclude con un epilogo tragico, assurdo, sanguinoso e straziante.

L’inaspettato gesto estremo di Anna è quello di chi è sempre stata una degli ultimi, un grido disperato ed inconsapevole, apparentemente senza movente. Un’azione incosciente le cui ragioni non vengono investigate, non vengono spiegate, non vengono dibattute e soprattutto non vengono comprese. Dopotutto sono le ragioni di una cameriera, di una serva, di un oggetto appartenuto ai coniugi Vizy.

Il blog di Carmen, con la quale ho condiviso la lettura di Anna Edes, le emozioni che questo capolavoro ha suscitato dentro di noi e questa recensione: Nessun cancello, nessuna serratura

Informazioni utili
Titolo: Anna Edes
Autore: Dezso Kosztolanyi
Editore: Edizioni Anfora
Prezzo attuale: 17.00€
Pagine: 270

Annunci

Ritratto di un matrimonio

E’ la storia di due persone che si sposarono per amore e il cui amore si fece, di anno in anno, più profondo, benché entrambi si fossero, per mutuo consenso, infedeli. L’uno e l’altra amarono persone del loro stesso sesso, ma non in maniera esclusiva. Il loro matrimonio non solo sopravvisse alle infedeltà, all’incompatibilità sessuale ma anzi si affinò e si rafforzò in conseguenza di tutto questo.

Qual è il segreto di un matrimonio realmente felice? Cosa non dovrebbe mai mancare in una serena vita coniugale? Cos’è che lega due persone che decidono di passare la loro vita insieme? L’amore incondizionato? La passione sessuale? Hobbies e passatempi in comune? E quali sono gli obblighi di tale legame? La fedeltà? L’occuparsi incessantemente dei figli?

Oltre ogni regola, ordinarietà e convenzione sociale fu il “non matrimonio” tra Vita Sackville – West e Harold Nicolson. Una coppia inconsueta. Due aristocratici inglesi, due scrittori. Amanti della letteratura, della vita ritirata, del giardinaggio. Consensualmente infedeli, entrambi attratti da persone del loro stesso sesso, senza farne mistero al coniuge. Intrecciarono relazioni extra-coniugali, omosessuali, anche invitando i loro amanti nella casa matrimoniale, all’interno della quale si discorreva apertamente di questa unione per nulla ordinaria.

Vita e Harold arrivarono, però, contro molte aspettative, felicemente e quasi senza scossoni, alle nozze d’oro. Innamoranti, complici, incantati l’uno dall’altra. Benchè strano, il loro legame fu molto appagante. Un’unione non comune per due persone non comuni.

Vita soffriva molto acutamente per la tensione cui era sottoposta a causa di quella che lei chiama, eufemisticamente, la sua doppia personalità. Innamorata di Rosamund, si imponeva di amare anche Harold.

“Ritratto di un matrimonio” è composto da cinque parti, tre delle quali sono state scritte da Nigel, figlio della Harold e Vita; le altre due parti sono state scritte proprio da quest’ultima. Nigel le ritrova all’interno di un manoscritto, SCRITTO all’età di ventotto anni. Una narrazione di un’ottantina di pagine nella quale Vita confessa l’amore profondo, sincero, appassionato, sensuale, per un’altra donna: Violet Trefusis, nata Keppel.

Anche se il matrimonio tra Vita e Harold può essere considerato “aperto”, anche se erano costantemente attratti da qualcun altro, nella loro unione non mancò mai un solido affetto che li legava profondamente, espressione del loro amore duraturo. Un porto sicuro nel quale attraccare, al di là dei flirt extra coniugali.

L’unica grande prova che la coppia dovette superare, l’unica tempesta che avrebbe potuto far naufragare questa unione non convenzionale, l’unica relazione adulterina che fece vacillare il matrimonio fu proprio quella tra Vita e Violet.

Il loro legame carnale era tanto tenace che quasi divenne una necessità, non solo fisica ma spirituale, la quale esigeva un’intimità così stretta e vibratile che nulla, per loro, esisteva all’esterno.

La loro sfida era totale. Le due donne lottarono per il loro amore, affrontando anche pettegolezzi e rimproveri da parte delle loro famiglie. Il sentimento di Vita di sentirsi libera, disponibile indipendente era solleticato dal carattere impetuoso e selvaggio di Violet. Smaniavano di trovarsi in luoghi nuovi e remoti, dove nessuno le obbligasse a seguire regole sociali o convenzioni coniugali. Più di una volta avevano programmato di abbandonare ogni cosa, figli, case e famiglie.

Quasi inverosimile fu una delle loro fughe romantiche inseguite dai rispettivi mariti a bordo di piccolo aeroplano.

Il profondo legame che univa Harold e Vita dovette sopportare una prova lunga tre anni  ma non si spezzò, né si allentò. Lui non pensò mai di lasciarla anche quando lei sembrava essere lontanissima, sul punto di non ritorno.

Da qual momento, e fino alla morte di lì a cinquanta anni, il suo amore per lui non vacillò più.

“Ritratto di un matrimonio” è il racconto appassionante di quello che non fu un matrimonio tradizionale, ma è soprattutto il racconto di una donna straordinaria che combatté per il diritto di amare, uomini e donne, respingendo ogni convenzione soprattutto quella per la quale è la fedeltà ad essere la base di ogni matrimonio.

Per questa sua disperata voglia di essere sé stessa, di non poter tener nulla nascosta a sé stessa, Vita fu pronta a rinunciare tutto.

Informazioni utili
Titolo: Ritratto di un matrimonio
Autore: Nigel Nicolson
Editore: Edizioni Lindau
Prezzo attuale: 23.00€
Pagine: 296

Volo di paglia

Nel fienile i balloni c’erano ancora: lei e Luca avrebbero potuto giocare come sempre a Volo di paglia. L’avevano inventato insieme, quel gioco.

Laura Fusconi narra una storia semplice, che però si dispiega lungo un arco temporale di circa cinquant’anni. Una vicenda nella quale i bambini sono i protagonisti ed innanzi i loro occhi, innocenti ed inconsapevoli, si dipanano vite che si intrecciano con la grande Storia. Un passato che nasconde inquietudini e segreti, un presente impregnato di quei fantasmi, di quelle ombre, di quelle paure che continuano a portare avanti la loro opera persecutoria.

“Volo di paglia” è ambientato tra Agazzano e Verdeto. Le campagne piacentine, le colline, i boschi, i campi, i granai, le grandi case padronali fanno parte di un vivido scenario che fa da collante a due storie che si intrecciano e si fondono tra loro.

La prima vicenda inizia nei primi anni ’40 quando i compagni di classe Tommaso, Camillo e Lia di appena di dieci anni, giocano a rincorrersi nei campi, saltare sulle balle di fieno ed inventare storie di streghe e fate. Anche se perfettamente consci del particolare momento storico nel quale vivono, i bambini non comprendono nei minimi dettagli la realtà dell’Italia fascista nella quale sono immersi anche se fa parte del loro quotidiano poichè il padre di Lia è il capo locale della squadre delle camicie nere dalla zona, una figura centrale all’interno del romanzo, la cui violenza e brutalità avranno echi anche cinquant’anni dopo la sua morte.

Negli anni ’90 sono Luca, nipote di Camillo, e Lidia i bambini che vivono le loro estati insieme fatte di piccoli gesti, luoghi segreti, vecchie leggende, antiche case diroccate nelle quali i fantasmi del passato tornano a vivere.

Lia rise e sfiorò il braccio di Camillo. Camillo si voltò dall’altra parte, per non farle vedere che stava piangendo.

Dal 1942 al 1998. Cinquant’anni di vicissitudini. Un continuo salto temporale durante il quale il lettore deve stringere nella propria memoria i nomi dei personaggi e lo svolgersi degli eventi per non perdersi nel flusso del storia. Più ci si addentra nelle vicende più si fanno chiari i contorni inquietanti ed emergono i fantasmi che popolano il romanzo che tormentano i personaggi principali.

Similitudini che legano i protagonisti di vicende separate da tanti anni, ma legati dallo stesso dolore. Il dolore di bambini incompresi, abusati, vittime di quegli adulti che avrebbero dovuto proteggerli, comprenderli e sostenerli.

Lidia diede un calcio a un sasso che rotolò più avanti sulla Stradina. Lo seguì con lo sguardo. Sul colle davanti a lei, il tetto del fienile della Valle sbucava oltre gli alberi e la guardava col suo occhio vuoto fatto di cielo.

Uno dei punti di forza del romanzo è la potenza evocativa della scrittura della giovane autrice, soprattutto per quanto riguarda le descrizione del paesaggio tra Agazzano e Verdeto. Le campagne piacentine sono i luoghi che vengono visti con gli occhi vividi di bambini i cui destini sono intrecciati indissolubilmente.

Informazioni utili
Titolo: Volo di paglia
Autore: Laura Fusconi
Editore: Fazi Editore
Prezzo attuale: 15.50€
Pagine: 240

 

Vite vulnerabili

Remo era come lo ricordavo, col suo viso ossuto e slavato: il secondo e meno bello dei tre. L’espressione torva non mi impedì di provare per lui un sentimento vicino alla tenerezza, anche se sospeso, affievolito dalla paura, tanto fragile da obbligarmi a tenerlo nascosto dentro di me.

La potenza di un libro sta nel fatto che l’esperienza dei personaggi può essere, in qualche modo trasferita al lettore. “Vite vulverabili” è una raccolta di racconti potente. L’autore riesce, addirittura, ad insidiare in chi legge, un vago senso di fastidio o inadeguatezza. Il limite tra reale ed immaginario, il confine fra ciò che accade ai personaggi delle storie e ciò che potrebbe succede al lettore è molto labile.

Credeva che la velocità del gioco costituisse un buon antidoto alla sua ansia. E non solo questo: l’insieme strutturato di regole, tempi e modalità di gioco gli sembrava cucito addosso, come un abito su misura. Sapeva sempre cosa fare, quale sarebbe stata la sua prossima mossa, quali conseguenze avrebbe avuto ogni sua iniziativa.

Ciò che sorprende maggiormente dei dodici racconti di Pablo Simonetti è che, essenzialmente, affrontano vicende quotidiane, momenti apparentemente banali, ma solo se tali istanti vengono, in maniera mediocre, osservati, tralasciando la componente emotiva, la carica erotica, la passione che celano.

Ciò che tenda di fare l’autore è di dar voce ai sentimenti, senza che il lettore sia distratto da eventi che si trovano al margine. Un universo apparentemente del tutto abituale, popolato da uomini e donne qualsiasi, mediocri, con le loro routine scandite, ma che celano nel profondo, lancinanti turbamenti e degli animi ardenti.

Relazioni segnate da profonde incomprensioni e da passioni celate, nelle quali non è possibile sentirsi a proprio agio. Erotismo imbrigliato ed orientamenti sessuali inconfessati, tenuti all’oscuro dal pesante giudizio morale della società. Gelosie accecanti ed inadeguatezza, l’asfissiante timore del fallimento.

Lasciò che le immagini scorressero nella sua mente, fermandone solo una: la bara in cui il mondo lo aveva messo, per seppellirlo ancora in vita, era aperta; anche il fondo della cassa aveva ceduto. “E ora?” si chiese.

Le dodici storie che compongono la raccolta potrebbero apparire svincolate le une dalle altre, sconnesse. Hanno, in realtà, un solido filo conduttore, che accomuna i protagonisti di ogni racconto, ma che lega, in maniera inconsapevole, anche il lettore. Il senso di vulnerabiltà.

La vulnerabilità è una falla che può consentire ad un attaccante di compromettere un sistema, cioè di ridurre il livello di protezione fornito da tale sistema. Cioè che rende vulnerabile gli esseri umani, con le loro debolezze, con le loro mille sfaccettature, è la vita stessa, perfino nella sua quotidianità.

Contare era un calmante efficace. Preferiva contare piuttosto che pensare, vagare nel solido mondo dei numeri piuttosto che invischiarsi nella gelatina dei sentimenti.

La lentezza della narrazione del racconto è controllata, ponderata, voluta. Pablo Simonetti accarezza e coccolala il lettore e lo accompagna lungo un racconto fatto di consuetudine ed abitudine fino ad un evento, un episodio che porta ad una scoperta inattesa e sconcertante, una epifania, una rivelazione di sentimenti ed emozioni sopite.

Con una semplicità strabiliante l’autore riesce a dare voce alla desolazione, alla fragilità, alle debolezze e alle insicurezze di individui qualsiasi, di essere umani ordinari, alle prese con l’imprevidibilità della vita, mutevole, davanti alla quale restano completamente nudi.

Informazioni utili
Titolo: Vite vulnerabili
Autore: Pablo Simonetti
Editore: Edizioni Lindau
Prezzo attuale: 15.30€
Pagine: 184

Mentre morivo

Io non so che cosa sono. Io non so se sono o no.

Quando terminato un libro non si riesce a parlarne per lasciar sedimentare le emozioni che ha suscitato; quando non si riesce a fare a meno di ripensare ad alcune frasi;  quando un libro riesce addirittura a mettere in crisi il lettore su una determinata tematica; quando un passaggio di quel libro viene riletto e riletto fino a restar scolpito nella mente, allora quello è un libro necessario. Quel libro è “Mentre morivo” di William Faulkner.

Io non ce l’ho una mamma. Perchè se ce l’avessi, è era. E se è era, non può essere è. No?

In una regione immaginaria nello stato del Mississipi, in un clima funebre e mesto si svolge il rito di sepoltura grottesco e drammatico della salma in disfacimento di Addie Bundren, moglie di Anse, madre di Cash, Darl, Jewel, Dewey Dell e Vardaman.

L’assurdo corteo funebre è composto unicamente dai membri della famiglia Bundren, un gruppo di persone sopraffatto dalla vita già prima di mettersi in marcia per interrare il corpo in decomposizione della moglie e madre. La processione funeraria riuscirà a liberarsi del corpo della defunta solo dopo nove giorni dalla morte, tra difficoltà  e le tragedie del viaggio, verso il luogo di sepoltura, che assomiglia sempre più ad un discesa negli inferi necessaria.

Non sto piangendo, adesso. Non sto nulla. Dewey Dell viene sul ciglio della scarpata e mi chiama. Vardaman. Non sto nulla. Sto zitto. Ehi,Vardaman. Riesco a piangere zitto,adesso, sentendo e ascoltando le lacrime.

Un viaggio, quello descritto dai personaggi di Faulkner, altamente simbolico e ricco di allegorie bibliche, che richiedono particolare attenzione da parte del lettore. L’inondazione, inconsueta, che distrugge il ponte sul quale deve viaggiare il carro dei Bundren, simboleggia il diluvio universale che distrugge qualsiasi cosa per punizione divina; l’incendio al fienile simboleggia un rogo purificatore.

Una purificazione che la famiglia otterrà una volta essere arrivata sul luogo di sepoltura attraverso delle immolazioni. Ogni figlio di Addie sacrificherà qualcosa di sè per far sì che la famiglia si ricomponga. La rottura della gamba di Cash, colui che costruisce la bara, una bara perfetta per dare l’ultimo saluto alla madre, l’abuso sessuale ai danni di Dewey Dell, che è donna in un romanzo in cui la femminilità è subordinata alla maternità e ai tabù sociali degli anni ’20, l’allontanamento forzato di Darl dal nucleo familiare, l’irrimediabile perdita dell’infanzia di Vardaman attratto dagli avvoltoi, a loro volta attratti dal fetore del cadavere in disfacimento della madre.

Dico sempre, non è tanto quello che ha mai fatto o detto o qualsiasi cosa quanto come ti guarda. E’ come se in un modo o in un altro tu ti stia guardando e guardando quello che fai con gli occhi di lui.

Nessuno dei figli dei Bundren è immune dal dolore, dal dramma, e dalla dissoluzione morale perpetuata da Anse, il padre. Un uomo pigro ed indolente che vede i suoi figli in pericolo di vita in più di un’occasione senza intervenire. Un uomo infingardo che utilizza la religione e il volere di Dio per giustificarsi agli occhi dei vicini. Un uomo che di volta in volta si trova a deplorare la propria sfortuna, scagionandosi agli occhi dei figli, invece di affrontare le conseguenze negative delle proprie azioni egoistiche. Un uomo avaro e accentratore che calpesta i membri della propria famiglia, i loro sogni, desideri, perfino i loro oggetti di valore per un proprio fine.

Un uomo senza onore, del quale Faulkner traccia, attraverso i pensieri e le riflessione degli altri personaggi, un ritratto vivido. Le bassezze e le brutture dell’animo di questo marito e padre vengono descritte e scandite. La natura umana viene rappresentata nella sua totalità e nella sua putredine.

Ma non sono poi tanto sicuro che uno abbia il diritto di dire che cos’è pazzo e che cosa non lo è. E’ come se dentro a ognuno ci fosse qualcuno che è al di là dell’esser normale o dell’esser pazzo, e le cose normali e le cose pazze che fa le guarda con lo stesso orrore e lo stesso stupore.

L’espediente narrativo utilizzato da Faulkner, che potrebbe mettere in difficoltà il lettore, ma che è necessario per un’opera così intensa, sembra essere quasi una polifonia di monologhi nella tecnica del flusso di coscienza. Ogni capitolo è rinominato con il nome del personaggio del quale vengono rappresentati liberamente i pensieri, cosi come compaiono nella mente. Ciascun uomo ha dentro di sé un essere a sé stante e questo modo Faulkner mette in primo piano l’individuo, con il suo modo di percepire la realtà, con i suoi conflitti interiori e, in generale, le sue emozioni e sentimenti, passioni e sensazioni.

Posso sempre dirgli che chiunque può fare uno sbaglio, ma non è che tutti riescano a uscirne senza danni, posso sempre dirgli. Non è che tutti possono mangiarseli, i loro sbagli, posso sempre dirgli.

Parlare di “Mentre morivo” è arduo, ma leggere di Faulkner è essenziale e fondamentale.

Informazioni utili
Titolo: Mentre morivo
Autore: William Faulkner
Editore: Adelphi Edizioni
Prezzo attuale: 10.00€
Pagine: 231

L’uomo dei boschi

Come si affronta la morte? In che modo si può metabolizzare la perdita di un genitore? Forse si potrebbe affrontare un avvenimento così drammatico sviscerandone le cause e gli eventi che l’hanno preceduto? Ma quando non si conosce il motivo, la causa, la spiegazione della morte del proprio padre, come si può far fronte alla sua scomparsa? E’ quello che si domanda Pierric Bailly, nel momento in cui viene a conoscenza della morte del suo papà.

… non è detto che mio padre sia morto il giorno in cui è caduto, ma forse l’indomani, dopo molte ore di agonia. Questo il medico non può dirmelo con certezza. Forse si è svegliato qualche ora dopo la caduta e si è alzato per ricadere dopo qualche passo. Forse si è trascinato per alcuni metri. Forse si è spostato in uno stato di semi – incoscienza.

“L’ uomo dei boschi” è l’indagine privata condotta da un figlio che deve, improvvisamente, fare i conti con il fatto che non vedrà mai più suo padre. E’ un tentativo di ricostruire i fatti per dare senso alla scomparsa del genitore.

Partendo proprio dai dubbi e dagli interrogativi che aleggiano attorno a questo lutto impensato, che lo scrittore decide di portare avanti una sorta di diario, una specie di libera rappresentazione dei pensieri, un racconto estremamente autobiografico per narrare ciò che è successo, sbarazzandosi di tutto quello che è fiction, degli artifici tipici del romanzo, per arrivare sempre di più alla verità.

Potrei astrarmi da questo duplice temperamento, da questa natura mutevole, e concentrarmi sulla sua parte migliore. Così facendo non parlerei di lui. Non mi ricorderei davvero di lui.

Pierric Bailly ricostruisce, attraverso ricordi, sensazioni, emozioni, ripercorrendo quante più volte possibili l’ultimo giorno di vita del padre e i suoi ultimi spostamenti, il profilo di uomo qualunque, forse banale, con pulsioni contrastanti, pregi, difetti, ambizioni, delusioni,aspirazioni, sogni. Viene tratteggiata una figura tenera, alla quale il lettore si affeziona e della quale sente la mancanza poiché, senza scadere nel patetico, la prosa dell’autore è sentimentale, intima e potente.

Essere figlio unico di un uomo morto così improvvisamente, risulta essere il motivo per il quale l’autore cerca a tutti i costi di tracciare un ritratto il più veritiero possibile del genitore, tra luci ed ombre. E solo un libro sulla verità della vita e della morte di quest’uomo può far questo.

La morte genera una nuova storia, di cui il defunto è il fattore scatenante, e di cui non ha conoscenza.

Camus diceva che “i morti in vita tornano vivi in morte”. Pierric Bailly fa sua questa citazione dello scrittore e filosofo francese e in questo libro cerca di impegnarsi per far si, che il suo racconto del padre, sia il più vero possibile e che la sua trattazione della vicenda sia la più vera possibile. Solo in questo modo il ricordo del padre rimarrà vivo anche dopo lo spargimento delle sue ceneri.

Cerco di accettare ciò che non si spiega. Ma soprattutto di crederci. Cerco di accettare che sia veramente successo.

In questo modo l’autore cerca di trovare il suo proprio metodo personale per tentare di esorcizzare ed affrontare la morte del padre perché ad essere protagonista del romanzo, sono i suoi ricordi e le sue testimonianze più private e profonde.

Questa sorta di esperimento letterario è ciò che ha accompagnato lo scrittore nel suo intimo e personale meccanismo di elaborazione del lutto, ma “L’ uomo dei boschi” può essere considerato anche un punto di partenza per un’esperienza collettiva poichè questo è un libro, sulla morte, ma dedicato a chi resta.

“L’uomo dei boschi” è il tentativo da parte di un figlio di dare il giusto commiato al padre deceduto in maniera inattesa, un modo per rendere giustizia ad un uomo dopo la sua morte, un mezzo per trasmettere la sua memoria.

Informazioni utili
Titolo: L’uomo dei boschi
Autore: Pierric Bailly
Editore: Edizioni CLICHY
Prezzo attuale: 15.00€
Pagine: 118

Nimona

A tutte le ragazze – mostro.

Noelle Stevenson, ha dato vita ad una geniale combinazione tra fa fantasy ed azione. Una vicenda che si svolge in un regno dall’ambientazione medievale. Ci sono cavalieri, fiere, giostre, castelli e mura. In questo regno, però, coesistono anche la magia e la tecnologia scientifica, tanto che i protagonisti del Graphic parlano tra loro tramite Skype ed ordinano pizze online.

“Attaccheremo la città usando i miei draghi geneticamente modificati. Il re sarà alla parata. I draghi lo solleveranno e rapiranno. Chiederemo il riscatto dalla torre più alta. Poi voleremo via con il re, facendo esplodere la torre per enfatizzare il tutto.”

Il cattivo della vicenda è Lord Ballister Cuorenero, un ex cavaliere del regno votato al crimine. Ha il braccio robotico ed un amante sfegatato della scienza. Un vero nerd. La sua nemesi è il paladino della giustizia Sir Lombidoro. I due hanno un passato in comune piuttosto complicato e burrascoso. Infatti i primi capitolo del Graphic hanno un costrutto piuttosto simile e si incentrano sugli scontri tra Ballister Cuorenero e Sir Lombidoro.

Nel regno irrompe la giovane Nimona che si autoproclama assistente di Ballister che ritiene essere il cattivo più famoso e temerario in assoluto, ma l’adolescente, nel corso della storia, si rivelerà più temibile del suo maestro.

“Sir, c’è un MOSTRO con lui …” “Una ragazzina travestita da mostro. Non ditemi che avete PAURA!”

Una straordinaria capacità che possiede Nimona è quella di trasformarsi in qualsiasi animale o persona lei voglia. Grazie a questa sorprendente abilità la ragazzina mutaforma porta scompiglio nell’interno del regno, sconvolge i rapporti che si erano andati a creare tra Sir Lombidoro e Lord Cuorenero, in più porta allo scoperto dei segreti che appartengono all’ente per l’adempimento delle legge ovvero l’istituzione che si preoccupa di formare i cavalieri e poi dar loro ordini e indicazioni.

“Non sei più sola. Ti posso aiutare.” “Non ho bisogno del tuo aiuto! Sai quante persone hanno detto di volermi aiutare?”

La peculiarità del Graphic è che, in questo racconto, nulla è veramente come sembra. Anche la stessa Nimona, infatti, nasconde dei segreti infatti non è assolutamente la ragazza che sembra essere, ma nasconde un passato oscuro e doloroso. Un passato al quale vorrebbero porre rimedio anche altri “eroi” del Graphic Novel. Un passato dal quale vorrebbero riscattarsi.

La pluripremiata autrice, Noelle Stevenson è molto giovane, sembra normale che abbia caratterizzato in maniera frizzante e moderna i personaggi che compaiono nel Graphic, che risultano essere anche ironici. Veloci e taglienti sono invece le battute che si scambiano Nimona, sempre esuberante e pronta allo scontro e Lord Ballister molto più pacato della sua assistente. Il risultato è più che spassoso.

Nimona conquisterà molti adolescenti perchè lei stessa è un adolescente dallo strano taglio di capelli, bassina, un po’ cicciottella. Non viene presentata con un fisico esuberante o sensuale, anzi l’aspetto della protagonista femminile non è stato per nulla stereotipato.

“Hai fatto qualcosa ai capelli?” “Che c’è, non ti piacciono?” “Pensavo che il rosa fosse il tuo colore preferito.” “Lo è anche il viola.”

Per quanto riguarda i disegni, il tratto appare stilizzato ma riesce a rendere adeguatamente i sentimenti e le emozioni dei protagonisti. In ogni tavola ci si imbatte in qualcosa di magico, draghi che sputano fuoco, animali fantastici, scontri impetuosi, fughe e lotte incalzanti. Anche nell’essenzialità, il disegno cattura l’attenzione del lettore in maniera considerevole.

La vicenda viene raccontata con grande semplicità, ma che, in questo caso non significa banalità. Tematiche importanti vengono trattate anche attraverso dialoghi brevi senza perdere contatto con il nucleo emotivo dell’intero Graphic.

Un regalo da fare e da farsi.

Informazioni utili
Titolo: Nimona
Autore: Noelle Stevenson
Editore: Bao Publishing
Prezzo attuale: 24.00€
Pagine: 272